crafter · Esperienze · knit

Mani

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Non mi sono mai interessata molto dei lavori fatti a mano. Li apprezzavo certo, ma i miei interessi erano altrove e non mi fermavo mai a pensare al tempo e all’impegno che poteva nascondersi dietro alla realizzazione di un vestito fatto da una sarta, una borsa o un paio di orecchini pensati, creati e costruiti da un artigiano.

Di solito passiamo davanti alle bancarelle dei mercatini così come passiamo davanti alle vetrine, senza soffermarci troppo.

Poi ho cominciato a sferruzzare e mi sono resa conto dell’impegno e della creatività che ci vuole per realizzare anche una semplice sciarpa. Soprattutto mi sono resa conto di quanto le nostre mani siano diverse l’una dall’altra, non solo nella forma, ma anche nel modo in cui lavorano.

Una volta mi sono trovata ad un corso, lavoravamo tutte lo stesso tipo di filato con lo stesso numero di ferri, ma ognuna di noi otteneva un lavoro diverso: chi molto fitto, chi molto morbido, chi una giusta via di mezzo. Ricordo ancora il mio stupore perché secondo me dato lo stesso filato e lo stesso numero di ferri dovevamo tutte ottenere un lavoro uguale, preciso, identico. E invece no.

Così ho imparato che lavorando ai ferri si può avere la mano morbida o la mano stretta, le più fortunate hanno una mano giusta: né troppo morbida né troppo stretta, di conseguenza la scelta dei ferri da utilizzare in un lavoro non può prescindere dalle caratteristiche della propria mano, ed è per questo che fare un campione prima di qualsiasi lavoro è così importante.

Fare il campione non è tempo perso, ma tempo guadagnato.

Esperienze · knit · Uncategorized

Non arrendersi

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Si dice che nella vita non si smetta mai di affrontare prove, esami. Ci sono quelli scolastici, quelli universitari, quelli lavorativi, quelli sentimentali e via dicendo.

Ho sempre pensato che sia un modo un po’ ansiogeno di vivere le esperienze quotidiane, la parola esame implica non solo il superamento o meno di una prova, ma anche un giudizio di merito: bene se lo passi, male se non lo passi.

Io di esami ne ho sostenuti parecchi con alterne vicende, come è normale, per la cronaca alla fine la laurea vecchio ordinamento l’ho conseguita, e quando vado a mettere in forma il mio capo sferruzzato con tanta dedizione affronto un esame vero e proprio.

Di solito lo metto in forma in acqua poi attendo il responso finale: come sarà una volta asciutto? Troppo grande? Troppo piccolo? Anche se prima di cimentarmi ho fatto un campione, l’ho lavato, preso le misure e messo su le maglie so per esperienza che della mia mano non posso fidarmi fino in fondo quindi tutte le volte che aspetto l’asciugatura di un capo sono un po’ in ansia.

Per fortuna con il tempo e l’esperienza non mi capitano più brutte sorprese, ma ci sono state delle volte memorabili in cui il capo è sembrato triplicare la taglia!

L’unico modo efficace per superare gli esami è applicarsi ed essere pronti a correggere il tiro se il risultato non è quello sperato. Disperarsi, buttarsi giù di morale, convincersi di non essere capaci o arrendersi non sono il modo giusto di affrontare né gli esami scolastici né le prove di ogni giorno.

 

 

Esperienze · Eventi

Hoppipolla

Hoppipolla_lagrecchi

Questa strana parola è molte cose.

È una canzone dei Sigur Ros, un gruppo musicale islandese.

È una parola islandese che significa saltare le pozzanghere.

È cultura indipendente: una scatola che arriva a casa per posta una volta al mese piena di sorprese. Io non so mai cosa conterrà esattamente, ma so che troverò un oggetto di design, ogni volta diverso, un progetto di editoria indipendente, che può essere un libro, un fumetto o altro, un progetto di illustrazione, una playlist che si può ascoltare su Spotify e sempre una piccola sorpresa, tanto per aumentare il piacere dell’apertura della scatola.

È un po’ come essere un Hobbit e ricevere un regalo ogni mese, appaga quella parte di noi che non è mai stanca di sorprendersi.

È anche un modo per conoscere nuovi progetti e creativi che altrimenti non avremmo mai incontrato sulla nostra strada.

Iscrivendosi alla newsletter si riceve una volta a settimana una serie di link che ci portano in giro per mondo e ci fanno restare aggiornati sulle cose interessanti che accadono nella musica, nel design, nell’arte e in ogni campo che ha colpito gli ideatori di Hoppipolla.

Se vi ho incuriosito andate a vedere il sito e provate, è un modo giocoso per non spegnere la curiosità.

 

 

Esperienze · knit · sensazioni

Semplicità

Marzolino_verde_lagrecchi

La ricerca di nuove sfide sembra essere nel DNA di noi sferruzzatrici. E così spesso ci dedichiamo a modelli sempre più difficili nel tentativo di superare le nostre difficoltà e di non annoiarci.

Ci sono passata anch’io naturalmente, poi mi sono fatta una domanda: ma è proprio necessario? È proprio necessario complicarsi la vita con costruzioni complesse, scialli in cui a un certo punto devi riprendere trecento maglie, maglioni che partono dal fondo, dall’alto, dalla manica o dalle spalle e poi devi sempre riprendere trecento maglie???

Mi sono risposta che no non è necessario, in fondo io mi diverto anche a sferruzzare capi semplici, anzi a volte quello che sembra addirittura banale da realizzare è il capo che mi piace di più.

Così ho cominciato a diversificare: scelgo un modello complesso ogni tanto che mi accompagna per alcuni mesi e per il resto mi dedico a cose che mi piacciono a prescindere dalla costruzione.

Ho capito che mi devo divertire e devo essere soddisfatta del mio lavoro una volta concluso, per me è più importante che affrontare continuamente nuove sfide.

 

Esperienze · knit

Rallentare

Boho_shawl_lagrecchi

Ci sono dei lavori che richiedono concentrazione e che a me servono per rilassarmi, per svuotare la mente o per rallentarla.

Fare le torte è un modo perfetto per trovare un equilibrio, ma lo è anche lavorare a maglia, soprattutto quando si tratta di motivi complicati. Allora mi piazzo sul divano, accendo la televisione, cerco un telefilm che magari ho già visto e parto.

Non accendo la radio perché a me piace ascoltare le parole non la musica e quindi comincerei a seguire il filo del discorso e finirei per distrarmi. Meglio la televisione meno impegnativa.

È così che nascono i miei motivi traforati, nella tranquillità e nel brusio sommesso di una storia possibilmente crime.

 

 

 

Esperienze · libri

Disegnare???

Disegnare_lagrecchi

Io non ho mai avuto una passione per il disegno. Mi sono sempre accontentata di avere la sufficienza a scuola, ero del tutto conscia dei miei limiti quindi non me ne sono mai fatta un problema. Mi interessava scrivere non disegnare.

E poi con che mano? Perché io sono una mancina corretta, quindi gestire la matita con la mano destra non è un lavoro da poco, mi piace di più colorare perché quando si stanca una mano posso usare l’altra.

In ogni caso finita la scuola non ho più pensato al disegno.

E poi un mio amico sbaglia il regalo. Mi consegna un pacchetto che contiene il libro: Disegnare con la parte destra del cervello, Longanesi Editore. Mentre sto fissando il titolo un po’ stranita lui lancia un urlo: Ma non è quello giusto!

In pratica ha scambiato i pacchetti e il libro a me destinato è finito a un’altra persona che in buona fede ha pensato che fosse un regalo per lei e se l’è tenuto senza dire nulla.

Ho pensato che l’universo volesse dirmi qualcosa, forse che devo mettermi a disegnare e così sto seguendo diligentemente gli esercizi per attivare la parte destra del cervello, non si tratta solo d’imparare a disegnare, ma d’imparare a osservare. Il libro è molto interessante perché parla del disegno dal punto di vista del cervello e gli esercizi che servono ad attivare la parte destra non sono così banali come si potrebbe pensare, anzi funzionano!

Vi mostrerò i miei progressi solo se saranno degni di essere visti, per ora lo scarabocchio regna sovrano!

Esperienze · knit

Confrontarsi

Imparare_lagrecchi

Ho sempre avuti interessi diversi, di solito quando un argomento mi appassiona lo approfondisco.

Ho cominciato a leggere la rivista Astra mentre ero alle scuole medie, ho trovato degli inserti che spiegavano come fare i calcoli per la posizione dell’ascendente e della luna, ho provato, ci sono riuscita e da lì ho cominciato a cercare i grafici per redigere il tema natale e poi i libri per capire cosa stavo facendo. Tutto da sola, da autodidatta.

Con il passare del tempo però ho sentito il bisogno di un confronto e ho cominciato a seguire corsi e seminari, un po’ per mettere alla prova quello che avevo imparato da sola e un po’ per confrontarmi con gli altri.

Anche con la maglia è successa la stessa cosa. Ho imparato da autodidatta mettendo in pratica i consigli del libro: Lavorare a maglia per negati, poi ho sentito il bisogno di mettermi alla prova e ho cominciato a seguire i workshop di Emma Fassio, da cui ho imparato molto, e poi i knit cafè… insomma non ho più smesso di confrontarmi con gli altri.

Non chiudetevi in una stanza con il vostro lavoro tra le mani, uscite se appena potete, non si sa mai chi si può incontrare e quante cose si possono imparare!

Esperienze · vita quotidiana

Mostra!

Alla fine l’ho fatto, anzi l’abbiamo fatto. Io e mio marito finalmente abbiamo acquistato l’Abbonamento Musei Torino Piemonte, ci sono voluti solo undici anni di vita in città per convincerci a farlo!

l’Abbonamento Musei permette di entrare gratuitamente in tutti i musei della città, compreso il museo egizio e il museo del cinema, e da la possibilità di entrare gratuitamente o con forti sconti alle mostre. Ovviamente ce l’hanno da sempre tutti i nostri amici…

Io ho deciso di provare subito la sua magia visitando una mostra dedicata all’illustratore Ferenc Pintér al MEF Outside. Pintér è stato per quasi quarant’anni l’illustratore degli Oscar Mondadori e dei romanzi di Maigret, ma non solo, e la sua opera non può che esserci in qualche modo famigliare. Ero curiosa di vedere una buona parte del suo lavoro riunito in un solo posto, al MEF infatti sono esposte più di 150 opere.

Ho rivisto il faccione famigliare di Maigret, le immagini dei tarocchi, i manifesti di Solidarnosc e sono rimasta colpita dalla capacità di sintesi: vedendo l’immagine sulla copertina di un romanzo già ci si può immaginare la storia.

Se siete interessati vi consiglio di fare un salto, qui tutte le info, io intanto penso a cosa andare a vedere la prossima volta…

 

 

Esperienze · knit

Stash

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Parliamo di cose serie: voi dove nascondete i vostri gomitoli?

Confessiamolo matasse e gomitoli sono come una droga più ne vediamo e più ne vorremmo avere, ci manca sempre quella sfumatura di colore particolare che sarebbe così adatta per figlia/nipote/o nessuno in particolare ci piace e basta!

Poi si torna a casa e, come con i rossetti o gli smalti, ci accorgiamo di possedere già venti gomitoli tutti dello stesso colore appena acquistato, eppure in negozio sembrava così diverso… Senza contare il problema fondamentale: e ora dove li metto?

Io ho quattro scatoloni pieni di gomitoli che sono sicura prima o poi mi serviranno. Una sola volta ho provato a smaltirli, ma non è servito a molto. Conosco persone che cercano di non comprare nulla se non hanno almeno dimezzato le loro scorte, altre che convivono con mariti che faticano a comprendere questa passione.

E voi dove conservate il vostro tesssssoro?

 

Esperienze · libri

Il libro del mese

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Quest’anno sto cercando di tenere la media di un libro al mese, non che sia facile, io sono una lettrice lenta:  mi piace prendere tutto il tempo possibile per immergermi nelle parole.

Questa volta tocca a una delle mie autrici preferite, una delle poche che mi tiene legata alla pagina: Elizabeth Strout.

Il primo libro che ho letto è stato Olive Kitteridge. Frequentavo un gruppo di lettura del Circolo dei Lettori di Torino dedicato alle serie televisive, lo conduceva Matteo Pollone, una delle esperienze più interessanti che ho fatto negli ultimi anni: poter parlare liberamente di quello che piace, magari analizzandone degli aspetti particolari… fantastico!

Durante uno di questi incontri Matteo Pollone ci ha parlato di una miniserie tratta proprio da Olive Kitteridge il libro di Elizabeth Strout che ha vinto il premio Pulitzer per la narrativa nel 2009. E così ho cominciato a leggerlo. Mi è piaciuto così tanto che ne ho preso un’altro: Amy e Isabelle, e poi mia mamma mi ha regalato gli ultimi due usciti, Mi chiamo Lucy Barton Tutto è possibile. Sono due libri collegati, nel primo si parla di un incontro tra una madre e una figlia, incontro che scatena ricordi e sentimenti, il secondo riprende gli stessi personaggi e il filo del racconto.

Ecco è proprio il modo di raccontare di quest’autrice che mi piace: attraverso le storie personali dei vari personaggi si compone una storia e al lettore sembra di essere un abitante del luogo dove si svolge il racconto.

Leggerlo rapidamente non è stato un problema.

In questo momento io sono qui che scrivo e anche a Amgash, Illinois, USA.