i libri della Grecchi

Sabbia Nera

Questo mese torniamo al genere giallo o poliziesco per usare un’altra definizione.

A proposito sapete che solo in Italia si indica questo genere con la parola giallo? In tutto il resto del mondo questa parola indica solo… un colore! In Italia invece nel 1929 Lorenzo Montano crea la collana de Il Giallo Mondadori, tutte le copertine erano gialle e tutti i romanzi erano di genere poliziesco.

Oggi vi parlo di Sabbia Nera di Cristina Cassar Scalia, Einaudi Editore.

Di questo romanzo mi è piaciuto molto l’intreccio: l’autrice è riuscita a farmi andare nella direzione sbagliata e a tenermi incollata alla pagina nonostante uno stile un po’ piatto e dei personaggi che fatico a pensare verosimili. 

Abbiamo una protagonista femminile, il vice questore Giovanna Guarrasi, e la città di Catania come sfondo, che a questo punto vorrei proprio visitare e soprattutto vorrei assaggiare quei panini al latte fritti e riempiti di crema di cui parla l’autrice a un certo punto della storia…

Un libro da leggere rapidamente meglio se in una serata gelida, così è più bello immaginare la Sicilia e i suoi colori.

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Le nostre anime di notte

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Non avevo molta voglia di leggere Le nostre anime di notte, di Kent Haruf, NNE. Sapevo che era una storia un po’ triste, un po’ amara o così avevo sentito dire. Sapevo che i protagonisti erano due persone non più giovani. Non avevo voglia d’immergermi in una storia emotivamente coinvolgente, avevo più voglia di qualcosa di leggero e poco impegnativo.

Invece ho aperto il libro e letto le prime parole: E poi ci fu il giorno in cui Addie Moore fece una telefonata a Louis Waters. Era una sera di maggio, appena prima che facesse buio.

Un incipit diretto, semplice, pulito. Così ho continuato a leggere. Non è un libro ponderoso, 162 pagine che vanno via velocemente, senza nemmeno accorgersi. In un attimo il libro è finito. E durante il percorso conosci la cittadina di Holt dove Haruf ha ambientato i suoi libri, conosci i personaggi e le loro vicende. Che sono semplici, normali: Addie e Louis li possiamo incontrare al supermercato quando facciamo la spesa, anche se siamo in Italia. Sono anziani i figli se ne sono andati da tempo e loro sono rimasti senza il rispettivo marito/moglie così rompendo gli schemi decidono di passare del tempo insieme, non un tempo qualsiasi, non il pomeriggio o la mattina, ma la notte il momento più difficile per chi vive da solo.

Ma rompere gli schemi ha un prezzo.

Il modo di raccontare è riuscito a tenermi attaccata alla pagina, un po’ come capita con i libri di Elizabeth Strout, anche lei racconta storie di persone normali, ma Haruf è ancora più scarno e diretto, ogni parola è messa nel punto giusto al momento giusto. 

Da questo libro hanno tratto un film che s’intitola come il romanzo: Le nostre anime di notte, prodotto da Netflix e interpretato da Robert Redford e Jane Fonda. Ma non credo che lo guarderò, mi rovinerei la magia del libro.

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Storie d’altri tempi

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In queste vacanze ho cercato di leggere libri un po’ diversi dal mio solito genere, ma alla fine sono caduta sempre sul crime.

Questa volta parliamo di un autore amico di Charles Dickens e definito tra i fondatori della detective story: Wilkie Collins (1824-89).

I suoi romanzi più famosi sono La pietra lunare e La Dama in bianco, ma oggi vi parlo di Tre storie in giallo, Sellerio Editore. Si tratta di un libro veloce, da leggere in una sera, scritto molto bene, con uno stile asciutto e assolutamente privo di fronzoli.

L’intreccio come sempre funziona come un orologio e la cosa che più mi ha colpito è che sembra scritto da un autore contemporaneo, il che mi fa riflettere sul fatto che la natura umana non cambi nonostante i secoli.

I primi due racconti: Chi ha ucciso John Zebedee e La lettera rubata sembrano la sceneggiatura di uno dei tanti telefilm di crime, l’ultimo, Fauntleroy è una storia che ancora oggi potremmo leggere sul giornale. Quando lo leggerete ricordatevi in che data è vissuto l’autore, perché non vi sembrerà tanto distante.

 

 

 

 

Esperienze · libri

Disegnare???

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Io non ho mai avuto una passione per il disegno. Mi sono sempre accontentata di avere la sufficienza a scuola, ero del tutto conscia dei miei limiti quindi non me ne sono mai fatta un problema. Mi interessava scrivere non disegnare.

E poi con che mano? Perché io sono una mancina corretta, quindi gestire la matita con la mano destra non è un lavoro da poco, mi piace di più colorare perché quando si stanca una mano posso usare l’altra.

In ogni caso finita la scuola non ho più pensato al disegno.

E poi un mio amico sbaglia il regalo. Mi consegna un pacchetto che contiene il libro: Disegnare con la parte destra del cervello, Longanesi Editore. Mentre sto fissando il titolo un po’ stranita lui lancia un urlo: Ma non è quello giusto!

In pratica ha scambiato i pacchetti e il libro a me destinato è finito a un’altra persona che in buona fede ha pensato che fosse un regalo per lei e se l’è tenuto senza dire nulla.

Ho pensato che l’universo volesse dirmi qualcosa, forse che devo mettermi a disegnare e così sto seguendo diligentemente gli esercizi per attivare la parte destra del cervello, non si tratta solo d’imparare a disegnare, ma d’imparare a osservare. Il libro è molto interessante perché parla del disegno dal punto di vista del cervello e gli esercizi che servono ad attivare la parte destra non sono così banali come si potrebbe pensare, anzi funzionano!

Vi mostrerò i miei progressi solo se saranno degni di essere visti, per ora lo scarabocchio regna sovrano!

Esperienze · libri

Il libro del mese

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Quest’anno sto cercando di tenere la media di un libro al mese, non che sia facile, io sono una lettrice lenta:  mi piace prendere tutto il tempo possibile per immergermi nelle parole.

Questa volta tocca a una delle mie autrici preferite, una delle poche che mi tiene legata alla pagina: Elizabeth Strout.

Il primo libro che ho letto è stato Olive Kitteridge. Frequentavo un gruppo di lettura del Circolo dei Lettori di Torino dedicato alle serie televisive, lo conduceva Matteo Pollone, una delle esperienze più interessanti che ho fatto negli ultimi anni: poter parlare liberamente di quello che piace, magari analizzandone degli aspetti particolari… fantastico!

Durante uno di questi incontri Matteo Pollone ci ha parlato di una miniserie tratta proprio da Olive Kitteridge il libro di Elizabeth Strout che ha vinto il premio Pulitzer per la narrativa nel 2009. E così ho cominciato a leggerlo. Mi è piaciuto così tanto che ne ho preso un’altro: Amy e Isabelle, e poi mia mamma mi ha regalato gli ultimi due usciti, Mi chiamo Lucy Barton Tutto è possibile. Sono due libri collegati, nel primo si parla di un incontro tra una madre e una figlia, incontro che scatena ricordi e sentimenti, il secondo riprende gli stessi personaggi e il filo del racconto.

Ecco è proprio il modo di raccontare di quest’autrice che mi piace: attraverso le storie personali dei vari personaggi si compone una storia e al lettore sembra di essere un abitante del luogo dove si svolge il racconto.

Leggerlo rapidamente non è stato un problema.

In questo momento io sono qui che scrivo e anche a Amgash, Illinois, USA.

 

 

Esperienze · libri

A volte ritornano

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Parliamo di libri. Lo so è un romanzo di genere, ma a me il genere piace quindi beccatevi queste riflessioni su Intrigo italiano, di Carlo Lucarelli, Einaudi Editore.

Era davvero tanto che non leggevo un libro di Lucarelli, un romanzo, ultimamente mi ero concentrata sulle sue storie di crimini italiani, qualcuna ne ho vista in televisione, altre le ho lette su un volume molto interessante e pieno di fotografie: La nera, scritto insieme a Massimo Picozzi, Mondadori. Se lo trovate in giro ve lo consiglio soprattutto se siete trentenni perché attraverso le immagini e il racconto di delitti e rapimenti dal 1946 ai giorni nostri viene fuori una storia dell’Italia che non si studia a scuola.

La verità è che a me il suo primo personaggio, il commissario De Luca, è sempre piaciuto. Compare nei suoi primi tre romanzi che ormai tanti anni fa avevo scoperto grazie a mia madre, appassionata di gialli: Carta bianca, L’estate torbida, Via delle Oche tutti editi da Sellerio. Mi piaceva la scrittura e il racconto di Bologna in un periodo storico così difficile come quello della fine della Seconda Guerra mondiale in Italia.

Poi ho provato a leggere i romanzi successivi, ma non mi sono mai affezionata ai nuovi personaggi e anche la scrittura mi sembrava diversa, così ho smesso.

Ma si vede proprio che gli scrittori non riescono a stare lontani dai loro personaggi e così ecco che Carlo Lucarelli è uscito con un altro romanzo dedicato al commissario De Luca, questa volta ambientato nel dopoguerra, negli anni ’50.

Ed è tornata anche la vecchia magia, il libro si legge in un attimo, con soddisfazione, i personaggi sono giusti, la storia regge, il racconto fluisce senza intoppi e alla fine ti resta la voglia di leggerne un altro.

Come quando si chiude l’ultima maglia di un lavoro, si taglia il filo e si posano i ferri e ci si chiede: e adesso?