Marzolino

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Signori e signore ecco a voi Marzolino, il mio primo scialle scaricabile free da Ravelry!

Come vedete è uno scialle triangolare e asimmetrico, con aumenti solo da un lato e solo sul dritto del lavoro. Vi è un alternanza di punti traforati molto semplici e di legaccio su maglia rasata quindi chi si vuole cimentare faccia attenzione alle istruzioni: non sempre è tutto rovescio quel che sembra.

La parte finale è lavorata con il punto Zoccolo di Cavallo, delle isole Shetland, che si può ripetere quante volte si vuole a seconda della dimensione che si vuole dare allo scialle.

Il filato è Beet di U/KNIT lab, Merino extrafine, 50 gr, 190 metri, che io ho lavorato con i ferri del 5, quindi ho usato un filato sottile con ferri grandi.

Il risultato mi piace molto: uno scialle leggero, ma caldo che si può mettere in borsa e tirare fuori quando serve, il filato si lavora molto bene e i punti risultano ben definiti, insomma una bella esperienza.

U/KNIT lab è un marchio che vende solo on line, il sito è in inglese, ma loro sono italiani, i costi sono ragionevoli e le spedizioni veloci, oltre ai filati hanno anche dei ferri della Addi in legno di olivo che prima o poi mi regalerò, li sto tenendo d’occhio da un po’.

Naturalmente Marzolino si può lavorare con il filato che avete in casa, vi serviranno circa 400 mt.

Ho altre idee in dirittura d’arrivo quindi questo è solo l’inizio, intanto buon divertimento con Marzolino!

 

 

Il pizzo delle isole Shetland

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Qual è stato il primo capo che ho realizzato ai ferri da quando li ho ripresi in mano tra il 2009 e il 2010? Ci pensavo qualche giorno fa e la prima cosa che mi è venuta in mente è stata una sciarpina bianca in lana e cashemire lavorata a punto pizzo.

In realtà la prima cosa che ho realizzato è stata una stola eseguita con tre fili di mohair di colore diverso e un filo di una lana tipo sport, il tutto lavorato con i ferri del 10, se ricordo bene. Ma è interessante che la prima cosa che mi sia venuta in mente sia stata la sciarpina in pizzo.

La lavorazione a maglia a trafori è impegnativa, ma la soddisfazione di vedere il lavoro finito, che magari hai disfatto almeno tre volte perché ti sei dimenticata la safe line, è immensa e duratura. E poi una volta rotto il ghiaccio si ha voglia di mettersi alla prova con qualcosa di sempre più complicato e cosa di meglio del pizzo Shetland?

Le isole Shetland sono un arcipelago e si trovano a nord est della Gran Bretagna. In questo territorio spoglio e battuto dal vento bisogna arrangiarsi per sopravvivere usando le risorse disponibili. Una di queste risorse sono le pecore.

Le donne di queste isole, spinte dal bisogno di guadagnare per procurarsi quello che non potevano prodursi, hanno scoperto che i loro scialli lavorati con un filo molto sottile e con punti apparentemente complicati erano molto ben pagati dai mercanti che capitavano in zona e hanno cominciato a venderli. In breve gli scialli delle isole Shetland e la loro lavorazione particolare sono diventati famosi.

Oggi grazie al libro di Elizabeth Lovick, La magia del pizzo Shetland a maglia ai ferri, Il Castello, abbiamo a disposizione una raccolta dei punti nati in queste isole che hanno come caratteristica di utilizzare un filo molto sottile da lavorare con ferri più grandi rispetto a quelli che impiegheremmo abitualmente in modo da ottenere un effetto nuvola di grande effetto e soddisfazione!

Ispirata da questo libro ho creato uno scialle che utilizza uno di questi punti e che presenterò giovedì 8 febbraio alle 17 da VIACALIMALA, in via Vincenzo Monti 9, a Torino in un workshop dedicato al pizzo Shetland. Chi vorrà partecipare potrà sperimentarsi con gettati e diminuzioni decorative per realizzare Passatempo, rigorosamente con un filato sottile e ferri grossi! Potrete scegliere tra GIOVE un filato composto al 100% da seta bourette  e PERLA 10% seta tussah, 20% cachemire e 70% lana merino, tinti con le erbe da VIACALIMALA.

 

 

 

 

 

 

Ti ricordi?

Questo è stato un lungo week end tra impegni lavorativi e famigliari, dove la parola riposo è rimasta nascosta in cantina.

Uno degli impegni è stato andare a Milano, e cioè per me tornare a casa. Anche se vivo da ormai più di dieci anni a Torino, dove mi trovo molto bene, quando torno a Milano è sempre un po’ come tornare a casa, ovvero in un luogo che conosci da sempre. La stazione Centrale ad esempio. Piena di ricordi. Certo è stata rimaneggiata, le biglietterie non sono più allo stesso posto, è piena di negozi, ma… almeno i muri sono gli stessi!

Non si può dire così per tutta la città. Ed è strano quando i luoghi della memoria, tanto citati, spariscono. Ad esempio ecco cosa c’è al posto del Luna Park delle Varesine: grattacieli e passerelle sopraelevate, sembra di essere in una stazione spaziale.

Il Luna Park non c’è più da un pezzo e un po’ mi manca la scalinata illuminata che portava su, verso il puro divertimento. Io e altri della mia generazione ci abbiamo passato tanto tempo… c’erano gli autoscontri, il Pirata, la Ruota e i pesci rossi! Quando ero piccola volevo sempre venire via con un pesciolino, che purtroppo non sopravviveva a lungo.

Bei ricordi… e poi si riprende il treno e si torna alla vita reale yeah!