i libri della Grecchi

Squali!

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Quest’estate mi sono dedicata a delle letture d’evasione subacquea.

Per festeggiare la mia prima vacanza al mare dopo tanto tempo mi sono messa a leggere due libri con tema ittico se così si può dire. Cominciamo con un classico: Peter Benchley, Lo Squalo, 1974. Ve lo ricordate? E’ da questo libro che Steven Spielberg ha tratto il suo film del 1975. Un film che non so a voi, ma a me ha segnato l’infanzia. Ricordo ancora le attese ansiose sulla zattera al mare perché qualcuno aveva intravisto una pinna. In liguria.

Ho scoperto che il film è davvero molto fedele al libro che si discosta per il profilo dei personaggi: la moglie del protagonista non è poi così contenta della sua vita sull’isola, l’esperto di squali non è poi così simpatico. Ma le scene con lo squalo sono uguali, tanto che sembra di vedere il film. L’autore poi racconta molto bene il dramma di un isola che vive esclusivamente sul turismo e che rischia lo spopolamento a causa di uno squalo assassino che fa scappare tutti quanti dalle spiagge.

Detto questo non so quali fossero le velleità letterarie dell’autore, ma il libro non è ben calibrato, sembra una via di mezzo tra un romanzo intimista e un horror.

Passiamo a Steve Alten Shark il primo squalo, Mondadori. Da questo libro è stato fatto un film che è uscito nelle sale proprio quest’estate. Non credo sia rimasto molto a lungo, io però l’ho visto. Qui il libro si discosta dal film tranne per alcuni personaggi e per poche scene. Direi che nel film è rimasta l’idea del libro e alcune scene inziali, poi se ne va per un’altra strada.

Il romanzo è più equilibrato rispetto al film, ha una trama chiara e un finale coerente con una storia avventurosa/fantastica, anche se ammetto che mi ha ricordato alcune scene di Sharknado. L’autore di sicuro non aveva velleità artistiche e se avete bisogno di non pensare questo libro è perfetto.

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Storie d’altri tempi

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In queste vacanze ho cercato di leggere libri un po’ diversi dal mio solito genere, ma alla fine sono caduta sempre sul crime.

Questa volta parliamo di un autore amico di Charles Dickens e definito tra i fondatori della detective story: Wilkie Collins (1824-89).

I suoi romanzi più famosi sono La pietra lunare e La Dama in bianco, ma oggi vi parlo di Tre storie in giallo, Sellerio Editore. Si tratta di un libro veloce, da leggere in una sera, scritto molto bene, con uno stile asciutto e assolutamente privo di fronzoli.

L’intreccio come sempre funziona come un orologio e la cosa che più mi ha colpito è che sembra scritto da un autore contemporaneo, il che mi fa riflettere sul fatto che la natura umana non cambi nonostante i secoli.

I primi due racconti: Chi ha ucciso John Zebedee e La lettera rubata sembrano la sceneggiatura di uno dei tanti telefilm di crime, l’ultimo, Fauntleroy è una storia che ancora oggi potremmo leggere sul giornale. Quando lo leggerete ricordatevi in che data è vissuto l’autore, perché non vi sembrerà tanto distante.

 

 

 

 

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Brividi

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Come si fa a non parlare di libri in questa stagione? Non si può perché questo è il classico periodo dell’anno dove tutti noi ci ripromettiamo di mettere mano alla pila di volumi che giace da mesi sul nostro comodino.

Per cambiare ve ne consiglierò uno piccolo piccolo che potete consumare in fretta anche al ritorno dalle vacanze, si tratta di Storie di fantasmi per il dopocena di Jerome K. Jerome, Il Rio.

La prima volta che ho preso in mano il suo libro più famoso non avevo ancora vent’anni, ma ricordo che ho riso dalla prima all’ultima pagina, sto parlando di Tre uomini in barca, per tacer del cane.

Jerome è un autore umoristico: gli basta osservare e sottolineare i più comuni comportamenti di noi essere umani. Che non cambiano nonostante gli anni, pardon i secoli perché Jerome è nato nel 1859 e ci ha lasciato nel 1927.

In Storie di fantasmi per il dopocena si riflette sugli straordinari effetti di alcuni bicchierini di ponch e sulle tradizioni natalizie inglesi, sempre molto istruttive.

 

 

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L’Uomo Anfibio

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Il libro di questo mese è L’uomo anfibio di Aleksandr Beljaev, Alcatraz.

Da questo libro Guillermo del Toro ha tratto il film La forma dell’acqua che ha vinto il Leone d’oro come miglior film alla 74° Mostra Internazionale d’arte cinematorgrafica di Venezia e ha vinto ben quattro premi oscar: miglior film, miglior regista, migliore scenografia e migliore colonna sonora.

Chiaro che ero curiosa di leggere il libro da cui Guillermo del Toro si era ispirato.  L’ultima edizione italiana di questo libro, un classico in Russia,  risale al 1982: Noi della galassia. Cinque storie di fantascienza, Albatros, Editori Riuniti.

Alcatraz lo ripropone in una nuova traduzione e io l’ho trovato al Salone del Libro di Torino di quest’anno, potevo farmi sfuggire un romanzo di fantascienza russa?

Prima di tutto bisogna dire che il libro è uscito per la prima volta nel 1929 e che deve molto all’opera di Jules Verne, si parla di un dottore che grazie alla chirurgia fa miracoli e crea esseri mostruosi o che sembrano tali.

Il libro è di lettura immediata, la storia ai nostri occhi moderni non è originale, ma ben raccontata, i personaggi non sono molto complessi, la famosa storia d’amore di cui tutti parlano e che viene descritta nel film… non è l’argomento principale del libro che parla di avidità, del potere della scienza contro la superstizione e del dolore di un padre.

Ma il ritmo del racconto è tale che anche se si immagina cosa potrà accadere non si può smettere di leggere.

 

 

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Il Cuore in Ballo

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Che tipo è una ragazza di vent’anni al giorno d’oggi? Di quelle che vivono da sole, laureate con centodieci e lode e dignità di stampa, fanno la ballerina e per mantenersi anche ogni altro genere di lavoro? Se avete voglia di scoprirlo dovete leggere Il cuore in ballo di Consolata Lanza, Buckfast Edizioni.

Con una prosa allegra e molto ironica Consolata ci porta nel mondo di Angelica e sembra di cadere indietro nel tempo, quando si era più magri, più disponibili e la cosa più importante in assoluto era “la compenetrazione di due anime” o una scopata fantastica come sintetizza un personaggio del libro!

In questo romanzo allegro e leggero seguiamo le vicende di Angelica, per lo più amorose, e l’eterno dilemma tra scelte di vita stabili e concrete e il colpo di testa.

Mi chiedo se la scelta del nome sia una citazione di Angelica, personaggio creato da Anne e Serge Golon protagonista di una serie di libri ambientati in Francia al tempo del re Sole e resa celebre dai film tratti dai romanzi. Anche questa Angelica aveva una vita sentimentale piuttosto intensa…

Consolata ha uno stile ritmato, molto ironico e ci consente di distrarci dal nostro presente almeno per qualche minuto se non per qualche ora, se volete conoscerla meglio vi consiglio di seguire il suo blog, Anaconda Anoressica, con un nome così non vi viene voglia di andare a vederlo?

 

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E ora si legge!

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Eccoci qui: il 31° salone Internazionale del Libro di Torino si concluderà tra poche ore, il prossimo appuntamento sarà dal 9 al 13 maggio del 2019.

Nella foto potete vedere il mio bottino, di cui sono molto soddisfatta! C’è anche un intruso che sarà il protagonista della mia prossima recensione. Ovviamente vi parlerò anche del resto, m’incuriosiscono in particolare i fumetti di Alien che non ho mai letto.

Direi che il bilancio personale di questo Salone è più che positivo, in qualsiasi ora sia andata ho trovato decine di persone, ragazzi e ragazzini in particolare, le case editrici presenti erano così tante che ho la sensazione di non essere riuscita a vederle tutte, e anche oggi che è lunedì ed è l’ultimo giorno il Lingotto era gremito.

Se ve lo siete perso segnatevi le date per il prossimo anno e cercate di fare un salto, la sensazione di perdersi nei libri è meravigliosa, più di una volta ho perso il senso del tempo…

 

 

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È tempo di libri

Ieri è partito il 31° Salone Internazionale del libro di Torino, iniziano giorni intensi!

Ma la vera domanda è: quanto è importante per l’essere umano avere un buon profumo? Tantissimo a giudicare dalle decine e decine di bombolette di deodorante requisite dalla sicurezza e stivate in scatoloni! Praticamente l’unico vero oggetto sequestrato all’ingresso, sì perché la coda non è tanto alle biglietterie, quanto per la sicurezza, bisogna seguire come formichine ordinate tutta la gimcana che porta al controllo e poi finalmente si passa, se pensate di fare un salto andate leggeri, niente deodorante mi raccomando!

Appena entrati si viene avvolti dal rumore e dalla curiosità: decine e decine di stand pieni di libri a disposizione, da dove iniziare??? Di solito ci si aggira navigando a vista e sostando per leggere i titoli più strani o interessanti. Quest’anno poi ci sono tutti, ma proprio tutti, dalle case editrici minuscole, ai Templari Cristiani (?!?), alle grandi case editrici, ebbene sì ho visto lo stand di Mondadori e il ritorno di Adelphi.

I padiglioni sono cinque, il quarto è appena fuori in una specie di tendone con stand di editori e lo spazio dedicato agli incontri con gli autori, fa venire in mente le parole di Nicola Lagioia, il direttore artistico del Salone che diceva che il Lingotto è sold out e che non sapevano più dove mettere gli espositori!

È del tutto impossibile uscire di lì senza nulla in mano, il mio bottino ve lo mostrerò lunedì, per ora valutate se avete voglia di fare un giro, vi assicuro che il Salone merita una visita se non altro per conoscere editori che altrimenti non incontrerete mai sul vostro cammino e che magari hanno pubblicato il vostro libro preferito che ancora non conoscete!

Un’altro motivo per fare un giro è la gente. Ci sono famiglie, ragazzi, signore con cani (sono ammessi, ma non vi dico il loro entusiasmo), gruppi vari e poi autori e editori in libera uscita, non sai mai se la persona che hai appena incrociato è un autore che adori o un perfetto sconosciuto.

Il Salone è aperto dalle 10 alle 20 sabato, domenica e lunedì, gli affari migliori si fanno di lunedì quando nessuno ha voglia di riportare tutto a casa, assolutamente da non perdere è la shopper del Salone con l’immagine di Gipi, il logo del Salone di quest’anno.

E poi c’è il Salone Off, ma io non sono un animale notturno, quindi non credo che approfitterò, in ogni caso trovate il programma completo sul sito del Salone e potete anche scaricare sul vostro telefono un app con tutte le informazioni necessarie.

Buona divertimento!

 

 

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Sei stato felice, Giovanni

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Nella box di Hoppipolla questa volta ho trovato un libro: Sei stato felice, Giovanni di Giovanni Arpino, il suo primo libro ristampato da Minimum Fax.

Non potevo evitare di leggerlo, anche perchè non ho mai letto nulla di questo autore. In effetti non ho un buon rapporto con la letteratura italiana. Una volta per la scuola ho provato a leggere un libro di Alberto Moravia: Gli indifferenti. Non l’ho mai finito. Sempre per la scuola ho letto anche Cesare Pavese: La luna e i falò. Questo l’ho finito, ma ho capito subito che questi romanzi non facevano per me.

L’unico autore di cui ho letto quasi tutto è Italo Calvino. È sempre riuscito a tenere la mia attenzione sulla pagina.

Quando ho visto il libro di Giovanni Arpino ho pensato che ormai ne era passata tanta di acqua sotto i ponti dagli anni della scuola e che ormai non sono più la stessa e ho cominciato a leggerlo.

Il primo problema è stato la mancanza di punteggiatura, a cui non sono abituata, ma ho scoperto che dopo poche pagine non ci si fa più caso. Il secondo problema è che parla di un mondo che ormai è molto lontano da noi quello del dopoguerra, bisogna fare un piccolo sforzo per tornare all’Italia dell’epoca e le descrizioni a volte non aiutano. Mi sono resa conto di non aver mai visto nessuno con indosso un cappello di carta, di non sapere chi siano i venditori di gomme, ma alcune cose sono rimaste le stesse come le osterie, le trattorie, i bar e i clienti che vi girano intorno.

Più che la storia sono state le descrizioni che mi hanno tenuto sulla pagina, il flusso di parole che dipinge il quadro. Il protagonista è un ragazzo in quella fase della vita in cui ha finito le scuole, in questo caso è finita anche la guerra, e vuole vivere senza pensare al domani, vuole solo essere felice e rimanda finché si può il tempo delle decisioni e dell’azione.

Sono riuscita a finire il libro e sono contenta dell’esperienza, ma continuo a pensare di non essere portata per la letteratura.