Il Racconto del Mese: Ali di Lana

Il racconto del mese: Ali di Lana di Soraia Patrizi

E’ arrivato il momento della rubrica: Il Racconto del Mese: ogni mese vi proporrò un breve racconto di autori esordienti, il filo conduttore sarà un capo fatto a maglia ai ferri.

Questa volta il protagonista è uno scialle e l’autrice del racconto è Soraia Patrizi, ecco come si presenta:

Sono un’aspirante scrittrice con una predilezione per le storie semplici a stampo fantastico. Ali di lana è il racconto di una bambina che sta per vivere un grande cambiamento: la partenza della sorella. Ma, grazie allo scialle da lei regalatole e a un pizzico di fantasia, comprenderà che alcuni legami non devono temere nulla di fronte alla distanza fisica.

Come sempre il racconto lo potete leggere o ascoltare, buon divertimento!

Ali di Lana

La valigia giaceva aperta sul letto. Marta desiderava che sparisse nei meandri dell’armadio da dove era uscita. Ma ciò era impossibile e perciò, immobile come una statua, con le braccia conserte bloccava la porta della stanza.

Giada rise, guardandola: «Dai Marta, non fare quella faccia. Domani quando partirò ti voglio vedere con un bel sorriso, va bene?» La bambina non rispose, limitandosi a intensificare il broncio mentre la testa veniva ingoiata tra le spalle.

La ragazza le diede un bacio sulla fronte: «Mi prometti che lo farai?»

Rispose a denti stretti: «Perché te ne devi andare?»

«È per l’università, Marta. Ma non ti preoccupare, tornerò per le feste.»

«Non puoi andare in una più vicina?!» batté il piede per terra, gli occhi che iniziarono a farsi lucidi.

«Mi spiace, piccola, ma non posso», le diede una carezza sulla testa. «Però, guarda. Ho una sorpresa per te»

Marta seguì la sorella con lo sguardo mentre si dirigeva verso il suo armadio. Strinse le palpebre e le mani.

Non andare via. Non andare via. Non andare via.

Chi le avrebbe fatto compagnia quando la notte non riusciva a dormire per via degli incubi? Chi avrebbe mangiato i suoi broccoli quando lei non li voleva? A chi avrebbe confidato i suoi segreti? Giada non doveva andare via, doveva rimanere.

Come una formula magica, continuò a ripetere quelle parole fino a quando la voce della sorella non la riportò alla realtà.

«Ta-dah! Guarda, è per te. L’ho fatto io ai ferri.»

Strabuzzò gli occhi. Davanti a lei c’era uno scialle. Di un profondo blu scuro, era solcato da linee bianche che lo suddividevano in lunghe strisce decorate come le penne di un uccello, finendo con una dolce punta arrotondata. Alzò le mani per prenderlo: la lana scorreva morbida tra le dita.

«Ti piace?»

Marta aprì le braccia: lo scialle si aprì con lei dispiegando le sue ali di lana. Tracciando le penne con lo sguardo estasiato, rispose: «È bellissimo.»

«Così sarò sempre con te, anche se sono lontana.»

Tutta la felicità del dono scivolò via dall’animo di Marta al suono di quelle parole.

– : –

Quando aprì gli occhi, il lumino a forma di orsacchiotto era l’unica fonte di luce nella stanza buia. Marta si passò la mano sulle palpebre, lasciando che la realtà prendesse forma. Si alzò dal letto e camminò verso la finestra: la notte stellata copriva silenziosa il mondo, la città sfoggiava le sue luci come piccole gemme.

«Chissà come sarà la nuova casa di Giada.»

Nelle figure delle montagne lontane immaginava in quale grande città si sarebbe trovata sua sorella. Si sarebbe sentita sola? Avrebbe sentito la sua mancanza? Il suo sguardo cadde sullo scialle appeso alla sedia. Nella stanza buia, s’intravedevano solo le linee bianche delle penne.

Lo indossò, godendosi il tepore della lana. Alzando lo sguardo verso il cielo oltre la finestra, aprì le braccia e lo scialle si aprì con lei. Un bagliore attirò la sua attenzione: le punte dello scialle brillavano con una fioca luce dorata.

Spalancò gli occhi: «Ma queste sono…»

Batté le braccia un paio di volte. Le ali di lana seguivano i suoi movimenti spargendo piume che si dissolvevano non appena toccavano terra.

«Ali!»

Una risata sgorgò dal petto di Marta. Saltò e, battendo le ali, arrivò fino al soffitto. Ritornò a terra e si voltò verso la finestra. Il cielo stellato oltre il vetro la invitava a uscire. Aprì la finestra e spiccò il volo.

– : –

La città dormiva silente sotto le sue ali, il fresco vento autunnale che la guidava. La luna piena donava alle nuvole linee argentee, rischiarando la notte. Marta si guardava intorno e tra le risate cercava i luoghi che conosceva. Quanto sembrava piccola, la sua scuola! Ed ecco il parco dove la domenica andava a fare il picnic con la mamma e il papà.

Quando le braccia si stancarono, si fermò su una nuvola. Riprese fiato, per poi guardarsi intorno. La nuvola era piccola e soffice e lì, sul bordo, immobile come una statua, c’era una ragazza.

Si avvicinò. «Chi sei?»

«Oh, Marta», la ragazza si voltò e Marta rabbrividì. Era uguale a Giada. «Arrivi al momento giusto, ho bisogno del tuo aiuto.» Si abbassò, accarezzando lo scialle. «Ho bisogno di una delle tue piume. Devo andare molto lontano, ma ho bisogno di una piuma per volare. Posso prenderne una?»

Marta le strappò via lo scialle dalle mani: «No! Tu non puoi andare via!»

«Ma, Marta. Tornerò. Non ti devi preoccupare. Ho solo bisogno di una piuma.»

La bambina scosse la testa, stringendo lo scialle in mano.

«Marta, io…»

«No!»

Nel suo ultimo grido, Marta aprì gli occhi.

Il soffitto della sua camera la salutò, così come i primi raggi di sole che penetravano dalla finestra. Si alzò: lo scialle era appeso alla sedia.

– : –

Marta si stringeva nello scialle mentre guardava la valigia vicino l’ingresso.

«Ehi, Marta», la bambina non alzò neanche lo sguardo alla voce della sorella. «Marta, dai.»

Giada le mise una mano sulla spalla. «Ti prometto che torno. Natale sarà qui ancor prima che tu possa farci caso. Mancano solo due mesi.»

Marta non rispose, stringendosi ancor di più. Le ali dello scialle si chiudevano su di lei in un abbraccio.

«Io non voglio che tu parta.»

«Lo so. Neanche io voglio andarmene. Ma Marta, la vita è così: ci sono incontri e arrivederci, ma se vuoi veramente bene a qualcuno tornerai sempre», le diede un bacio sulla fronte. «E io ti voglio veramente bene.»

Marta alzò lo sguardo e allentò la presa sullo scialle. Strinse la sorella in un abbraccio: «Anche io ti voglio veramente bene.»

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