Sulla Pietra di Fred Vargas

recensione libro Sulla Pietra  di Fred Vargas

Dopo anni di silenzio ecco che torna tra noi il commissario Adamsberg il cacciatore di nuvole e tutta la sua squadra tra cui Mercadet che soffre di ipersonnia, Violette Retancourt l’anima e la forza della squadra, Froissy la cui missione è nutrire il mondo e sullo sfondo il vice Danglard e la sua onniscienza.

Mi sono sempre piaciuti questi personaggi, questo coro che si muove intorno al protagonista, che lo segue e lo supporta nelle indagini, tutti con i loro difetti che diventano punti di forza durante le indagini.

La storia si svolge in Bretagna e questa volta è coinvolto il sosia di Chateaubriand scrittore, politico e diplomatico francese nato a Saint Malo nel 1768 e morto a Parigi nel 1848: troppi indizi convergono su di lui perché possa essere il vero assassino.

Mi è sempre piaciuto il modo di raccontare di Fred Vargas, infatti ho letto quasi tutti i suoi romanzi, ma questa volta sono rimasta un po’ delusa. Non ho ritrovato la magia, ho avuto l’impressione che l’autrice fosse un po’ più distante da noi lettori e lo sviluppo della storia mi è sembrato molto, troppo, simile alla sceneggiatura di una serie poliziesca.

Capisco che ormai siamo letteralmente immersi nelle immagini e in un certo modo di raccontare le storie gialle più o meno sempre uguale, ma proprio per questo mi sono sempre piaciuti i libri di Vargas: per la loro originalità, per il modo che hanno i personaggi di uscire dagli schemi pur restando legati al genere. Purtroppo questa volta la magia non si è ricreata.

Se non conoscete questa autrice vi consiglio di partire dalla serie dei tre Evangelisti: Io sono il tenebroso, Chi è morto alzi la mano, e Un po’ più in la sulla destra per poi procedere con il commissario Adamsberg e il libro: L’uomo dei cerchi azzurri.

Buona lettura!

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