
Siamo al secondo libro di Dario Ferrari: l’Idiota di Famiglia, Sellerio editore e non è una delusione.
Si perché di solito il secondo libro dell’autore preferito è un po’ una delusione, manca quasi sempre qualcosa del primo libro o almeno questa è la mia impressione, ma ammetto di non essere obiettiva perchè mi aspetto meraviglie dall’autore preferito e capisco che questo non può avvenire sempre.
La storia racconta un rapporto padre e figlio nel momento più delicato: quando il padre, che è stato un professore di liceo, un personaggio politico e un intellettuale cade nel vuoto dell’Alzheimer. Il figlio allora si trasferisce nella casa paterna per dare una mano alla sorella e trova nelle carte del padre l’abbozzo di una storia. A questo punto il romanzo si divide in due: leggiamo la storia che il figlio trascrive e che racconta delle gloriose Tre Giornate di Viareggio del 1920 quando si tentò di portare il socialismo in Versilia, e nello stesso tempo seguiamo le vicende quotidiane di padre e figlio.
Devo ammettere che è molto facile immedesimarsi nel figlio e nelle difficoltà che incontra nell’assistere il padre.
Il libro è scritto in un italiano magnifico, scorre senza mai annoiare e descrive senza mezzi termini il luccicante mondo dell’editoria e dei concorsi letterari, assolutamente consigliato!