Il Racconto del Mese: Emma

Il racconto del mese: Emma di Elena Remogna

Ed eccoci giunti alla rubrica il Racconto del Mese: ogni mese vi proporrò un breve racconto di autori esordienti, il filo conduttore sarà un capo fatto a maglia ai ferri.

Emma è un racconto di Elena Remogna che scrive di sè:

Ciao! Sono Elena, vivo a Torino e mi piace scrivere, ho un blog dove parlo di me e dei libri che leggo.”

Come sempre il racconto lo potete leggere o ascoltare, buon divertimento!

Emma

Il treno rallentò fino a fermarsi con uno sbuffo: era arrivata.

Si guardò intorno, a ricercare le sensazioni che conosceva bene, e che sperava le avrebbero dato sollievo. Più che altro ora c’era da affrontare quelle assurde scale prima in discesa poi in salita e poi di nuovo in discesa, col soffitto tanto basso da obbligarla a stare china.

Uno scherzo – stupido, senza dubbio – di chi si era occupato di costruire quella stazione.

Una folata di vento cercò di destabilizzarla facendole volare la stola sul viso e si fermò a rimetterla a posto, pinzandola sotto la giacca.

– Che vento! – disse a mezza voce, ricordando che quella era una caratteristica propria dei paesi sul mare, in ogni stagione.

Più tardi era a casa, a guardarsi attorno in quel piccolo monolocale spoglio.

Certo che li trattavano piuttosto male i villeggianti a dargli una stanza, o poco più, attrezzata così male! Ma d’altra parte erano affittati solo in estate, quando l’azzurro del cielo e il blu del mare erano così intensi da far dimenticare il resto… e poi la sua famiglia non era certo famosa per l’ospitalità da riservare a degli sconosciuti!

Disfò la valigia, sistemando i pochi indumenti nell’armadio e stramaledicendo ancora una volta lo scarso numero di grucce. Doveva comprarne altre.

Poi considerò la mancanza assoluta di qualsiasi cibaria e decise di uscire: aveva fame e l’ora di pranzo era già passata ma forse avrebbe trovato ancora qualcosa, o forse sarebbe stata costretta a prendere d’asporto. L’idea di mangiare in stanza la deprimeva solo a pensarci, ma aveva troppa fame per accarezzare l’idea di saltare il pranzo. Si mise la stola, la giacca e uscì.

Bar chiusi, ristoranti sbarrati, non c’era nulla. Tutto in funzione dei turisti d’estate.

– Buongiorno, c’è La Settimana Enigmistica? E poi… posso farle una domanda? Ma come vivete voi fuori stagione? Non c’è nulla di aperto…

L’anziana edicolante ridacchiò, le consegnò il giornale e poi le domandò

– E lei cosa ci fa qui “fuori stagione”? Non mi pare abbia sbagliato stagione, è vestita in maniera adeguata, sì… ha anche la sciarpa, e le scarpe… uhm… mi faccia vedere – e si sporse oltre il bancone mentre Emma non sapeva cosa fare.

– Sì, possono andare, anche se io le consiglierei senza quei tacchetti. Sa, le pietre del centro vecchio possono essere infide. Dunque, prenda quella strada in salita, e vada fino in cima. Si troverà in un altro mondo, più popolato, almeno in questa stagione, e troverà tutti i comfort ai quali è abituata.

– Grazie. Cominciavo a temere che qui fosse un paese fantasma, appena finito agosto.

– Posso chiederle dove alloggia?

– Ho una stanza sul frontemare, un minialloggio dicono. A me sembra una stanza, ma mi abituerò.

– Allora auguri, spero che si troverà bene qui da noi – concluse l’edicolante – A proposito, io mi chiamo Maria.

– Grazie, signora Maria. Io sono Emma.

– Emma dalla bellissima stola. E’ fatta a mano, è stata lei?

– Oh no, non ne sarei capace. So fare dritto, e malamente rovescio. E’ un regalo.

Le due donne si salutarono, ed Emma fece come le aveva detto l’edicolante e dopo una salita che mise alla prova i suoi polmoni si trovò nella zona vecchia del paese: un dedalo di stradine circondate da un alto muro, piene di negozi. Aperti.

Faceva anche più caldo, o meglio l’aria fredda e dispettosa non riusciva a passare il muro e ad infilarsi tra le viuzze. Emma si allentò la stola e aprì la giacca, respirando a fondo per scacciare la fatica della salita. Mentre si sistemava la stola, il pensiero andò automaticamente a George, che doveva essere in America a lavorare.

Chissà se il destino aveva in serbo qualche altro gioco e gliel’avrebbe fatto reincontrare, la magia di Parigi poteva svilupparsi in un qualsiasi altro posto… o forse solo a Parigi poteva succedere che dopo un incontro casuale due persone si sentissero così fortemente legate, pur avendo già una storia alle spalle in un altro paese.

La stola gliel’aveva data lui, dicendo che era perfetta con i suoi occhi verdi e i suoi capelli rossi, e lei l’aveva accettata e messa ogni giorno.

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